Se il cellulare è anche un videoproiettore

Roma – Il concept di un telefonino capace di svolgere molte diverse funzioni oggi delegate ad una varietà di oggetti, fa scuola. Anzi a far scuola è Texas Instruments, uno dei più importanti produttori di componenti per cellulari: ha presentato un esperimento di cellulare che al suo interno contiene un videoproiettore.

La notizia, che intriga gli esperti, descrive un telefonino privo attualmente delle funzioni tradizionali di un cellulare, usato come contenitore per il videoproiettore DLP (Digital Light Processing, uno standard nel settore) di Texas Instruments.

Il proiettore da un pollice e mezzo di lunghezza, sostiene Texas che ne ha parlato anche al CES di Las Vegas, contiene tre laser, un chip DLP e una batteria. Il telefonino può sfruttarlo per “sparare” immagini di “qualità DVD” su uno schermo. Ciò significa poter trasformare il cellulare in un supporto video fin qui del tutto inedito, capace di riprodurre immagini di qualità con dimensioni simili a quelle dei più grandi televisori oggi in commercio.

Va detto che il dispositivo non è pronto per la commercializzazione, tanto che Texas Instruments si guarda bene per il momento dal definire precise date di diffusione sul mercato. Quel che sembra certo è la possibilità del microproiettore di offrire un enorme supporto potenziale ai video distribuiti via telefonino.

MS lavora alle cuffie virtuali

Roma – Tra le tecnologie a cui stanno lavorando i ricercatori di Microsoft ve n’è una che tenta di creare una sorta di “cuffia virtuale” utilizzando dei normali altoparlanti, come quelli integrati nei notebook o in molti monitor per PC. L’obiettivo è permettere agli utenti che fanno largo uso del VoIP di poter conversare da qualsiasi punto della stanza senza l’ausilio di cuffie.

L’idea è quella di sfruttare un insieme di speaker per creare un fascio di onde sonore capace, grazie ad un meccanismo di localizzazione, di seguire l’utente per l’intera stanza. Per direzionare l’audio i ricercatori hanno sviluppato uno speciale algoritmo, basato su una tecnica nota come acoustic beamforming, che modifica costantemente la sincronia delle varie emissioni acustiche in modo da amplificare solo le onde sonore dirette verso l’utente e cancellare invece tutte le altre.

In questo modo, sostengono i ricercatori, solo l’utente sarà in grado di udire l’audio con chiarezza: gli altri, specie se posti ad una certa distanza, lo percepiranno solo come un flebile rumore di fondo. Tale tecnologia opera dunque come una sorta di cuffia virtuale, consentendo all’utente di preservare una certa privacy (anche se le sue parole saranno comunque udibili da chi gli sta vicino) e di non disturbare troppo le altre persone presenti nella stessa stanza.

Ma come fa l’audio ad “inseguire” l’utente? Attraverso un sistema di localizzazione che utilizzerà una videcomera ed una matrice di microfoni: la prima avrà il compito di ricavare la posizione approssimativa dell’utente, la seconda di isolare con più precisione il soggetto nello spazio tridimensionale.

Come si è visto, perché la cosa funzioni occorrono però un insieme di altoparlanti dello stesso tipo (Microsoft non ne specifica il numero, ma sono certamente più di due), una serie di microfoni posti in certi punti della stanza, e una videocamera controllata da un software per l’elaborazione video capace di tracciare la posizione dell’utente.
I ricercatori di Microsoft spiegano che l’implementazione di questa tecnologia in ambito consumer è cosa non facile, soprattutto perché gli altoparlanti vanno tarati con molto precisione in base alle dimensioni e alla forma della stanza.

Sebbene gli scienziati di Redmond abbiano già messo a punto un prototipo del sistema, prevedono che la propria tecnologia non raggiungerà il mercato prima di altri tre anni. Nel frattempo le care vecchie cuffie continueranno ad assolvere il loro dovere, con e senza fili.